ENCI 2020 Sessioni Didattiche in videoconferenza – Relatore Emma Bruno

IL CANE DI TERRANOVA

Relatore: Emma Bruno
ENCI 2020 sessioni didattiche in videoconferenza

La Storia

Il Cane di Terranova è una razza antica selezionata dalla natura in base alle condizioni di vita nell’isola da cui prende il nome.

Le sue caratteristiche sono strettamente legate ad un concetto di morfologia funzionale. 

Originato dal Grande Cane Indiano degli Algonchini e dei Sioux, derivato dal Mastino del Tibet e probabilmente da incroci con il cane da orso vichingo, il ceppo iniziale subì l’ibridismo con i cani che i naviganti europei portavano sulle loro navi (molossi e cani da caccia). Sicuramente avrà avuto una storia in comune con i Retrievers delle coste nord americane di cui condivide la passione per l’acqua ed il riporto nonché la dolcezza di carattere. Da questo crogiuolo, in base alle caratteristiche funzionali morfologiche e di temperamento, andò a fissarsi una razza ben definita.

L’isola di Terranova scoperta da Caboto nel 1497 fu nei secoli successivi colonizzata, con alterne vicende, da inglesi e francesi richiamati dalla ricchezza dei banchi di pesca e dallo sfruttamento del legname. Questi cani forti e robusti, dotati di uno spiccato istinto per il nuoto ed il riporto, dal mantello resistente alle intemperie ma soprattutto docili e perspicaci, dovevano rappresentare un grande aiuto per gli isolani che li utilizzavano nelle attività legate alla pesca, alla caccia, al traino di carretti e slitte con tronchi d’albero e non poche volte ne ricevevano anche soccorso. Ben presto la loro fama incominciò a viaggiare con i bastimenti che solcavano l’Atlantico e portavano con sé questi cani.

La razza si diffuse così in Europa anche se all’inizio la ricerca di soggetti più appariscenti, con grandi taglie e ossature sempre più pesanti portò ancora una volta ad introdurre altri molossoidi nel ceppo originario. Al colore nero si aggiungevano colori di tutti i tipi: marrone, bianco e nero, bianco e marrone, nero focato, grigio e spesso code ricurve sul dorso, ma i caratteri della razza ormai fissati poterono preservarsi. Nel settecento il Cane di Terranova era noto ed apprezzato per la bellezza ed il carattere e fu scelto come compagno da personaggi illustri: Napoleone, Cook, Scott, Byron, Wagner, Landseer…

Nell’800, mentre la razza si andava rarefacendo sull’isola a causa delle leggi e dell’esportazione, in Europa cominciò ad essere allevata e selezionata da un buon numero di amatori. Iniziarono le registrazioni ai Libri Origine.

Nel 1886 nasceva il Newfoundland Club Inglese che stilava il primo Standard. Pur nella sua sinteticità esso ci dà una descrizione precisa della razza che non si discosta dagli attuali Standards FCI, americano e canadese. Un’immagine del 1878 ci mostra il Ch. Black Prince, un soggetto già attuale nel Tipo. In esso ritroviamo i caratteri fondamentali descritti negli Standards: cranio tondeggiante, fronte larga, occhi piccoli, profondi, distanti fra loro, muso squadrato tagliato netto, tartufo ampio, labbro morbido ma non cadente, orecchi di buona forma, ben inseriti, collo forte, torace profondo e cerchiato, ossatura possente, piede di gatto, coda di giusta lunghezza e portamento. E’ chiaro che si possono notare dei difetti di costruzione dovuti forse all’interpretazione artistica: groppa alta, posteriore poco angolato, linea dorsale non propriamente tesa. Ma le caratteristiche di tipo sono tutte presenti. 

 

Nella seconda metà dell’800 andava prendendo forma per tutte le razze una cinofilia più matura con Kennel Club nazionali e Club di razza. Lo Standard pubblicato dall’Inghilterra fu di guida anche agli allevatori del continente e la selezione mirò sempre più ad ottenere linee pure e conformi.

Nel 1901 l’On. Harold Mac Pherson rendendosi conto che la razza si stava estinguendo proprio nella sua terra di origine, da alcuni rari soggetti locali e importando molti buoni cani dall’Europa, dette vita in St. John all’allevamento Westerland che produsse grandi campioni della portata di Sieger immortalato in un francobollo dell’isola.

La prima guerra mondiale sferrò un duro colpo alla razza che si riprese solo grazie a quegli amatori dei vari paesi che riuscirono a farla ripartire con scambi e qualche difficile importazione dall’isola di Terranova. Negli anni ‘20 e ‘30 il Cane di Terranova era ben conosciuto e presente in diverse famiglie. Eduino Colnaghi fondava in Italia la Società Italiana Terranova. Ma ancora una volta la 2° guerra mondiale distrusse tanto lavoro ed alla fine del conflitto era diventato difficile riuscire a trovare uno di questi cani.

Piano piano, attraverso gli scambi, i pochi soggetti rimasti poterono ricreare nuove linee. Le correnti di sangue esportate dall’Inghilterra in America ritornarono in Europa aiutando la ripresa. E qui, posso dire, siamo finalmente ai giorni nostri. Negli anni 60′ nascevano complessivamente in Italia 85 cuccioli con 12 importazioni, negli anni 70′ erano arrivati a 370 con 63 importazioni. In un momento come questo non poteva non nascere un Club. Il 2 ottobre 1976 42 soci fondatori si riunivano a Genova-Nervi per dare vita al Club Italiano del Terranova riconosciuto dall’ENCI nel 1979 come Società Specializzata.

Ho voluto ripercorrere la storia della razza per focalizzare i punti che hanno portato ad un TIPO ben definito che gli Standards hanno codificato con sempre maggior precisione e che richiede rispetto da parte degli allevatori e protezione da parte dei giudici. E’ chiaro che anche in una razza ben fissata la genetica può far riemergere tutta una gamma di caratteri che vanno dall’ipertipo all’ipotipo

E’ a queste variazioni che dobbiamo porre la massima attenzione perché il gusto o la moda non ci portino molto lontano da quello che è lo Standard di Razza.

Aspetto generale

  • Molossoide di grande taglia con ossatura forte e muscolatura possente. Deve essere armonico ed equilibrato in ogni sua parte senza eccessi o carenze e muoversi con scioltezza per poter assolvere i suoi tradizionali compiti di soccorso in acqua e di traino. Il pelame folto, la testa importante, il muso squadrato, la corporatura ben sviluppata nei diametri, l’andatura pacata sono stati descritti come “insieme da orso”. 
  • La prima cosa che balza all’occhio trovandoci di fronte a un buon esemplare è la mole intesa come sinonimo di massa prima che di statura: un corpo solido e forte con diametri ampi che mai dovrà dare l’impressione di vuoto o di ristrettezza.

In base all’indice corporale, pari a 76/78, può essere definito un mesomorfo pesante. E’ inserito nel rettangolo poiché la lunghezza del tronco, dalla punta della spalla alla punta della natica, è circa 1/10 in più dell’altezza al garrese. 

L’altezza del torace supera la metà dell’altezza al garrese. Il corpo della femmina può essere leggermente più lungo e meno massiccio di quello del maschio. Un cane adulto non dovrebbe mai sembrare lungo o mancare di sostanza. L’ossatura leggera deve essere penalizzata. 

A B : ALTEZZA CD: LUNGHEZZA TRONCO

Aspetto generale

Il Cane di Terranova è da sempre conosciuto ed apprezzato per la sua perspicacia ed equilibrio che possiamo così condensare:

Istinto naturale al riporto e …….
Carattere dolce e benevolo, ricerca il contatto umano
…..al nuoto

Calmo, attento, paziente, portato a riflettere prima di agire

Coraggioso e tenace nell’azione, risponde con generosità quando ha ben compreso ciò che gli viene richiesto

 

Possiede una soglia di reazione elevata che ne evita la mordacità

Lo standard segnala come difetto da squalifica

il cattivo temperamento.

Testa

Ampia e massiccia ma tutta addolcita da contorni fluenti: cranio a cuffia, orecchie ben aderenti, muso squadrato ma con profili arrotondati. La fronte alta e larga, gli occhi ben distanziati profondamente espressivi danno l’impressione di un volto umano. Sulla testa e sulla parte anteriore dell’orecchio il pelo è corto e fino e mette in evidenza con riflessi lucenti le strutture sottostanti. L’occipite è ben sviluppato per dare inserzione alla possente muscolatura del collo.

La lunghezza della testa è circa il 38/39% dell’altezza al garrese e il rapporto tra la sua larghezza e la lunghezza (indice cefalico totale) è pari a circa 63.
La testa non deve mai apparire piccola rispetto al corpo né sembrare stretta o lunga
.

ASSI CRANIO-FACCIALI
Il parallelismo degli assi cranio-facciali rappresenta uno dei caratteri fondamentali del Tipo e riveste anche un significato morfo-funzionale importante per un nuotatore

IMPORTANZA DEL PARALLELISMO DURANTE IL NUOTO

La divergenza degli assi cranio-facciali appare come un difetto grave perché modifica l’impostazione della testa. Oltretutto è quasi sempre associata ad altri difetti: orecchie lunghe e attaccate basse, stop sfuggente, rughe e pliche (tipo bracco) , congiuntiva visibile…

Cranio

In tutti gli standards (FCI – americano – canadese) se la testa è definita “massiccia”, il cranio è detto “ampio”: questo aggettivo sta a significare che non solo deve avere una dimensione importante rispetto al corpo ma anche un buon sviluppo nei diametri. La larghezza del cranio, che è leggermente inferiore alla sua lunghezza, è data dallo sviluppo delle arcate zigomatiche e dall’ampiezza delle ossa frontali. Su questa base si inseriscono gli importanti muscoli temporale e massetere deputati alla masticazione ed alla presa, fondamentali per un cane da soccorso in acqua.

Questo complesso, sviluppato in modo armonico e senza eccessi, contribuisce a dare alla testa un aspetto tondeggiante con guance morbidamente ricurve. La caratteristica cuffia è data sia dalla forma convessa delle ossa craniche sia da un corretto sviluppo in altezza del muscolo temporale tale da non portare ad un aspetto squadrato.

Le arcate sopracciliari sono ben sviluppate così che l’angolo seni-nasale è di 110° contro un angolo cranio-facciale di 130°. Nella visione di profilo esse fanno apparire più ripido uno stop che risale invece in modo meno marcato. Nella visione prospettica la fronte deve apparire ampia. La larghezza della fronte e del muso fanno si che gli occhi siano posizionati ben distanti tra loro.

Gli occhi sono relativamente piccoli, profondi, di colore bruno scuro (nella varietà marrone è consentita una sfumatura più chiara). Sono situati in posizione sub-frontale con un angolo di circa 15° sull’asse mediano longitudinale della testa. Le palpebre devono aderire all’occhio senza inversione all’esterno (ectropion) o all’interno (entropion). La forma della rima palpebrale è caratteristica perché quella superiore descrive un arco più ampio verso l’alto dando all’occhio una forma quasi triangolare.

Occhi tondi, in posizione frontale, con congiuntiva visibile, gialli (espressione da rapace) costituiscono difetto. L’entropion è un difetto grave.

Le orecchie incorniciano la testa rimanendo ben aderenti.
Sono relativamente piccole, triangolari, con punte arrotondate. Sono situate un po’ all’indietro, un po’ sopra alle arcate sopracciliari.

Orecchie troppo grandi, attaccate troppo basse e troppo all’indietro oppure troppo vicine alla sommità del capo danneggiano le linee fluenti della testa.